Dal Giorno alla Notte

Racconto polare

Tramonto nel Kongsfjorden
Tramonto nel Kongsfjorden

Matteo Feltracco, studente di dottorato presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, è appena tornato dalla prima missione artica invernale coordinata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. Com’è vivere per un mese e mezzo al buio? Ecco la sua avventura..

Solitamente, il passaggio dal giorno alla notte (e viceversa), è una cosa a cui siamo abituati. Ci si sveglia con la luce, si va a dormire con il buio. Una delle cose che più mi ha impressionato stando qui a Ny Alesund (nelle Isole Svalbard, Norvegia) è il periodo di transizione dalla luce ancora ben presente del 1° ottobre al buio più totale di metà novembre.
Sono persino riuscito a vedere gli ultimi raggi di sole, ora ci si alza con il buio, si pranza con il buio, si va a dormire con il buio. E non ci si abitua, soprattutto se si è riusciti a cogliere qualche raggio prima della grande notte artica. Il buio ti strappa letteralmente le energie di dosso.

In questo mese e mezzo ho ritrovato persone già conosciute nella mia prima campagna a Marzo, e sembra di essere tornato come a casa… dopo sei mesi, che sembrano sei giorni. Ti senti in una grande famiglia, ti chiamano per nome (ma mai nel modo corretto: Mateo!, Matio!, Matthew!) e diventi parte integrante del micromondo.
Le giornate variano a seconda degli impegni da programma: per circa 3 volte a settimana si raggiunge il sito di campionamento di Gruvebadet, a circa 1 km da Ny Alesund: ad inizio ottobre ho fatto partire i campionamenti di neve superficiale e vari campionatori di aerosol atmosferico. Per la prima volta, la campagna di campionamenti proseguirà anche d’inverno. Questo ci fornirà svariate informazioni sul comportamento del sistema artico nel periodo di buio totale. Si tratta di dati che non abbiamo mai avuto.

Stazione di Gruvebadet, Ny-Alesund, Isole Svalbard
Stazione di Gruvebadet, Ny-Alesund, Isole Svalbard

Difficile dire se io sia più felice di tornare o triste per dovermene andare, di sicuro è un ambiente travolgente. Quando si torna si ha la sensazione di non esserci mai stati, come fosse un sogno, per quanto sia staccata dal mondo reale la vita qui.
Ora scrivo da Longyearbyen, la capitale delle Isole Svalbard. Marco, arrivato il 5 novembre, si è sovrapposto con me per circa 10 giorni, tempo necessario per il passaggio delle informazioni necessarie per far proseguire i campionamenti. Lo ammetto, non è facile vivere in queste condizioni, ma ora che me ne sto andando, beh.. comincio a sentire la mancanza di Ny Alesund.

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